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Spettacoli Teatrali dell'attore Gennaro Cannavacciuolo

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Esordi

Esordi (1)

Esordi dell'attore Gennaro Cannavacciuolo

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Premi

Premi (1)

Riconoscimenti ricevuti nel corso della Carriera

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Operette

Operette (1)

Gennaro Cannavacciuolo è chiamato ad interpretare il ruolo del brillante in varie operette. In modo continuativo per il Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, ma anche per il Politeama di Prato, il Verdi di Salerno sotto l'egida del Teatro San Carlo di Napoli, per il Teatro Verdi di Pisa ed il Teatro Carlo Felice di Genova.
Le sue interpretazioni riscuotono grandi consensi tant'è che nel 2002 gli viene assegnato il premio "Trieste Operette"

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Miseria e grandezza nel camerino num.1

facce del pubblico…. Gennaro Cannavacciuolo, brillante, altalenante tra la mistica dittatorialità del teologo e la cupidigia erotica dello stagnaro o le smaniosità omossessuali del sarto di scena.

Mariola Boggio, Avanti!, 11.01.87

 

Da tenere a memoria Gennaro Cannavacciuolo, giovane attore della scuola napoletana: dal frate all’idraulico, al pubblicitario laureato alla Columbia University con la puzza sotto il naso del massmediologo, al sarto della prim’attrice fornito di corone corone d’aglio, una galleria di metamorfosi ben studiate.

Nico Garrone, 1986

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Il fuoco divampa con furore

Gennaro Cannavacciuolo è ben più che attendibile, eccellente!

Aggeo Savoli, 1987

 

Gennaro Cannavacciuolo è Filippo ne tratteggia il profilo con intelligente discrezione, ottenendo effetti di com’unicità più spogliando il personaggio di vezzi che sgravandolo.

Enzo Siciliano, Corriere della Sera, 10.03.87

 

Corretto, pieno di voglia e fa bene, Gennaro Cannavacciuolo. Un giovane promettente.

Rita Sala, Il Messaggero, 09.03.87

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Ti darò quel fior

Due Gruppi Italiani al Festival delle Arti di New York. “Io ti darò quel Fior”, uno splendido spettacolo che in Italia ha avuto 500 repliche interpretato da Campese e da Gennaro Cannavacciuolo.

Il Corriere della Sera, 1987

 

Anche l’assassino gentiluomo di Gennaro Cannavacciuolo è a modo suo un reperto di altri tempi: uno di quei prototipi di viveur, libertini e maledetti. Insomma tutto in regola.

La Repubblica, 23.12.87

 

L’insano ma esilarante copione della vita del mostro-canzonettista di cui Gennaro Cannavacciuolo restituisce splendidamente, con ironica e svenevole leziosità, la doppia personalità…

Giampaolo Spinato, Grande Milano spettacoli, 02.01.87

 

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Questa sera. Amleto

Successo al Quirino! Sono bravissimi, il lungo Gennaro Cannavacciuolo ed il corto Ernesto Maieux.

Ghigo de Chiara, Avanti, 30.01.86

 

...come pure il teatro era l’altra sera al Sistina nei gesti di Gennaro Cannavacciuolo che impersonava il suo compagno d’arte con grazia consumata, con delicata destrezza, insomma con promettente talento.

Enzo Siciliano, Il Corriere della Sera, 02.02.86

 

…aiutava la sensibilità di Pupella la bravura di Gennaro Cannavacciuolo.

Tommaso Chiaretti, La Repubblica, 30.01.86

 

E Gennaro Cannavacciuolo veramente impagabile nel ruolo di compagno di sventura i Santina-Pupella.

Antonio Tricomi, Paese Sera, 09.01.86

 

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Carmela e Paolino

Due mostri di bravura. Applausi a non finire dal pubblico che gremiva la sala. Da non perdere.

Corriere Mercantile, C. Rubbi

 

 

… la grande qualité des artistes de la compagnie qui font partager leur joie au public […]  le public ovationne les artistes

Le Dauphiné, C. Megevet

 

 

… è una gara di bravura, con un Cannavacciuolo che, memore delle origini napoletane aggiunge al cliché di P. De Filippo e N. Taranto, una sua surreale elegante comicità.

Il Giorno, U. Ronfani

 

 

Amarcord il vero varietà: bravissimi Edy Angelillo e Gennaro Cannavacciuolo

Il Messaggero, Renzo Tian

 

 

Lui, l’eccezionale Gennaro Cannavacciuolo, di ottima scuola napoletana, ben degno degli illustri modelli (partenopei e non) ai quali si riferisce.

LUnità, A. Savioli

 

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Carmela e Paolino 1990-2016

Oltre 300 repliche

di J. S. Sinisterra; regia Angelo Savelli, con Edy Angelillo

CARMELA E PAOLINO è l'adattamento italiano del testo del drammaturgo spagnolo José Sanchis Sinisterra "AY, CARMELA", che dal 1986 ha avuto un successo strepitoso restando per anni in cartellone nei maggiori teatri delle capitali di Spagna ed America Latina, e da cui nel 1990 il famoso regista Carlos Saura ha tratto l'omonimo film interpretato dalla bravissima Carmen Maura.

"AY, CARMELA" racconta la vicenda di due oscuri attori di varietà che, durante la guerra civile, cadono prigionieri dei falangisti e sono costretti, loro malgrado, ad improvvisare per le truppe uno scalcinato ma esilarante spettacolo dal tragico esito finale. Nel testo originale la vicenda si svolge in Spagna nel 1938 a Belchite, villaggio simbolo degli effetti della ferocia distruttiva della guerra civile spagnola, le cui rovine vengono ancora oggi visitate come un monumento nazionale. Il regista Savelli, d'accordo con l'autore, ha compiuto un' operazione di adattamento del testo trasportando l'azione nell'Italia del 1944, in piena seconda guerra mondiale, in uno sperduto paese della provincia centro-meridionale occupato dalle armate tedesche. La parte centrale del testo originale è occupata dal ricordo dello spettacolo di varietà improvvisato da Carmela e Paolino per le truppe d'occupazione. Sinisterra ha qui trasfuso nel testo con grande abilità un insieme di riferimenti teatrali, canzoni, balletti e macchiette tipiche del più tradizionale teatro leggero spagnolo. Anche qui è stata compiuta un' operazione di adattamento ricostruendo uno spettacolo parallelo a quello previsto nel testo originale, un nuovo spettacolo che dell'altro rispetta le cadenze ed il procedere ma i cui riferimenti stilistici diventano senza mezzi termini tutti italiani: Viviani, Nino Taranto, Totò, la Magnani, Macario, Gil e Cioffi, il trio Lescano, Rascel ecc.  CARMELA E PAOLINO è dunque innanzitutto uno spettacolo popolare e musicale, un'accattivante performance per due consumati attori brillanti, che, accompagnati dal vivo da tre affiatati musicisti e grazie ad un ben congegnato meccanismo drammatico, possono cimentarsi su più piani espressivi: dalla recitazione al canto alla coreografia,  con una ricca gamma di toni interpretativi che vanno dal farsesco al tragico. Ma CARMELA E PAOLINO vuol essere anche e soprattutto un impietoso sguardo critico su questo mondo di frivolezze, un coraggioso e sgradevole ammonimento a questo ed a tutti gli intrattenimenti passati, presenti e futuri, perché non servano da paravento al nostro comodo disimpegno e da sedativo alle nostre piccole vigliaccherie quotidiane.

Recensione

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