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Gennaro Cannavacciuolo

Gennaro Cannavacciuolo

Attore e cantante italiano, lavora in teatro, cinema, tv e in molte operette. Vincitore di numerosi premi, fra cui il premio ETI 2009.

URL del sito web: https://www.gennarocannavacciuolo.com

Roma nascosta - La Bugia

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Roma città dalle mille sorprese…

Via di S. Simone è un piccolo vicolo cieco, perpendicolare alla celebre via dei Coronari, non lontano da Piazza di S. Salvatore in Lauro, pieno centro di Roma. Il nome di questa viuzza che ho percorso tante volte, deriva dall’antica chiesa Ss Simone e Giuda ubicata in cima alla scalinata che si innalza a destra della via stessa. Costruita nel XII secolo e consacrata da Papa Pasquale II e poi da Innocenzo II, era dedicata a S. Maria de Monte: infatti essa sorgeva sul “Monte Giordano, accanto al Palazzo di Giordano Orsini e ne costituiva la Cappella baronale. Nel XV° secolo, fu poi dedicata a Ss Simone e Giuda.

Restaurata nel 1700 da Papa Clemente XI, questa bella chiesetta affrescata fu sconsacrata nel 1902 e messa all’asta dal principe Orsini. E’ così che la destinazione d’uso variò, parte ad abitazione, parte a teatro, ovvero il Teatro Alcazar dove, per anni, si esibirono celebri sciantose e starlette dell’epoca, nonché Petrolini. Il locale divenne poi un cinema e fu rilevato alla fine degli anni ‘70 dalla grande attrice Paola Borboni adibendolo a teatro lo chiamò il Teatro Parnaso. Fu infino nuovamente chiuso e riaperto come teatro/ristorante, con il nome di Teatro della Bugia, famoso appunto per la sua formula vincente cena-spettacolo.

Per due stagioni ho avuto modo di proporre con grande successo, un mio spettacolo un po’ riadattato: GRAN VARIETA’.

Il locale chiuse nel 2006 purtroppo, ma sono in tanti a ricordarselo e gran parte del suo pubblico ancora mi segue. Ora è tutto serrato, sepolto come quel mondo di luccichii e paillettes d’un tempo, ma sono felice di averne fatto parte per due anni. Rifare questa scalinata, dopo tanti anni, mi ha quindi commosso, provando quel sentimento di nostalgia per un mondo che non c’è più!!

Sotto, alcune foto della via e dell’ingresso.

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Allegra era la Vedova? Recensioni

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Solo il talento di Gennaro Cannavacciuolo poteva proporre questo gioiello di raffinata eleganza, somma arte tra prosa, musica... Del Santo, Il Giornale

La grande professionalità e il rispetto per il suo mestiere l oconfermano attore della tradizione teatrale napoletana, unanimamente riconosciuta come una delle più significative del panorama italiano. Adele Insarà, Il Nuovo Corriere

Sulla scena un istrionico, comico, sarcastico, esilarante Gennaro Cannavacciuolo, eccezionale tra le proposte più brillanti... Eddi De Nadai, Il Gazzettino

Gennaro Cannavacciuolo è un fantasista superbo, in grado di trovare un equilibrio perfetto tra comico e drammatico, come solo un grande artista è in grado di fare. Con poliedrico talento, Cannavacciuolo, fine dicitore, senza essere caricaturale, raffinato ma non lezioso, brillante ma non macchiettistico, ripercorre tre decenni di inizio Novecento, allegiando tra storia e amenità in un vortice di arie, abiti e destrezze, condividendo la regia con Roberto Croce. Da non perdere. Claudia Belli, Teatro Italiano

Cannavacciuolo è ormai una certezza. Ogni sua esibizione coglie l'anima del personaggio e del contesto, con una puntualità e livetà inconmmensurabili, librandosi con leggiadra briosità sulle corde della nostalgia. Tania turnaturi, Teatri Online

Cannavacciuolo muove il ventaglio e fa Arte. Apre la stagione al teatro della Cometa, il poliedrico artista delle sensibilità, Gennaro Cannavacciuolo eccezionale in "Allegra era la Vedova". Veronica Meddi, Accreditati

Un Cannavacciuolo tra il brillante e il tragico.
Un virtuosistico Gennaro Cannavacciuolo, capace di ripercorrere ottimamente, in presenza e in voce, tutti i ruoli dell’operetta. La indiscutibile bravura di Cannavacciuolo...
Il Piccolo, A. Dellacà

Gennaro Cannavacciuolo: un colpo al cuore. Con "Allegra era la Vedova", non solo ci incanta con le sue doti canore e di uomo di spettacolo raffinatissimo, ma ci arriva dritti al cuore, ricordando in maniera cruda e allo stesso tempo coinvolgente, quella che è la nostra Storia. Sara Cacciarini, Il Terzo News, la Testata di Cultura e Società

 

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Perché “I love New York”

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I love NY” troneggia ovunque, magliette, capellini, borse, stivali, una scritta ripresa da tante altre città del mondo. Ma vi siete mai chiesti da dove viene questo slogan? Si, perché si tratta proprio di uno slogan, ovvero un logo nonché una canzone risalenti al 1977 e alla base di una campagna pubblicitaria volta a promuovere il turismo nello stato di New York. “I Love New York" è poi la canzone di stato di New York. E’ stato il grafico Milton Glaser a progettare lo slogan, dietro ingaggio di William S. Doyle, vice commissario del Dipartimento del commercio dello Stato di New York. In effetti, all’origine si trattava di uno sketch per accompagnare lo slogan dell'agenzia "I Love New York" e concepito in un taxi. Comprendeva la lettera I e una forma a cuore seguita da NY, tutti sulla stessa linea. Quando l'idea si sviluppò, Glaser decise di impilare l'io e il cuore su una linea sopra i personaggi di New York, affermando in seguito che poteva essere stato "subliminalmente" influenzato dall'immagine della pop art LOVE di Robert Indiana.

All’epoca si pensava che la campagna sarebbe durata 2-3 mesi, tant’è che Glaser lavorò gratuitamente. Invece tale icona in stile pop diventò un enorme successo e continua ad esserlo, tanto da essere compiate in tante altre nazioni anche se nella mente popolare il logo rimane strettamente associato a New York City e la collocazione del logo su semplici T-shirt bianche lo ha reso un simbolo mondialmente riconosciuto.  Lo slogan divenne poi particolarmente importante dopo l’'11 settembre, creando unità tra la popolazione ed i turisti che indossavano tutti le magliette con il logo “I Love New York” come segno di sostegno morale alla tragedia. Glaser ha poi creato una versione modificata per commemorare gli attacchi, ovvero "I Love NY More Than Ever", con una piccola macchia nera sul cuore che simboleggia il sito del World Trade Center.  La macchia nera si avvicina alla posizione del sito nella parte bassa dell'isola di Manhattan.  

Tanto per la Vostra curiosità. cool

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Splendori e miserie dei camerini teatrali

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Come potrete immaginare, in decenni di “peregrinaggio” in tantissimi teatri italiani e non, ne ho visto di cotte e di crude e da tutti i punti di vista. Ho recitato sotto installazioni tecniche pericolanti, su palcoscenici dalle tavole rotte, in teatri dove si moriva di freddo durante l’inverno o si soffocava già da aprile; ho trovato teatri privi di acqua corrente nei bagni di servizio. Ci sono teatri in cui il direttore ti accoglie a pompa magna ed altri in cui incontri solo il custode e dove, da fine ad inizio rappresentazione, se hai una qualsiasi esigenza, puoi contare solo sulla bravura del tuo staff personale… Ci sono persino teatri in cui piove dal tetto ed altri in cui trovi pareti ammuffite.

Ovviamente, ci sono anche teatri dove è tutto all’opposto! Dove ceste di frutta e dolciumi ti accolgono in camerino o addirittura un inserviente passa ogni mezzora con un carrellino chiedendo se occorre qualcosa. Ho visto e “vissuto” camerini meravigliosi, con doccia privata dotata di bagnoschiuma, shampoo e asciugamani profumati od ancora camerini con divano letto per riposare, scendiletto e pantofole usa e getta.

Insomma, potrei scrivere un libro in merito intitolandolo “un tragi-comico itinerario teatrale…”.

Infatti, alcune volte, ti viene proprio da piangere, ma devi comunque andare in scena, all’ora prestabilita, recitare la tua parte, fingendo che tutto vada bene, quando magari non è affatto così.

Ho deciso così di stillare un piccolo vademecum, una sorta di promemoria, di come noi artisti e tecnici vorremmo trovare il teatro al nostro arrivo, ovvero la mattina del debutto:

  • Un responsabile tecnico (capita anche di non trovare gli interruttori per illuminare o spegnere la sala…)
  • Un’attrezzatura tecnica corrispondente a quanto pattuito (spesso viene garantita la presenza di un amplificatore o di un proiettore quando invece non esiste né l’uno né l’altro…)
  • Un sipario funzionante… è sempre imbarazzante trovarsi con un sipario a mezz’asta…
  • Camerini puliti: non li pretendo igienizzati né al profumo di rosa, ma quanto meno puliti e con il cestino della spazzatura SVUOTATO (avete idea di quanto puzzino gli avanzi ammuffiti delle precedenti compagnie…??)
  • Camerini con luci funzionanti… (è anche capitato di starci al buio…)
  • Camerini caldi (specialmente d’inverno): possibilmente almeno 22 gradi.
  • Se i camerini hanno una finestra, sarebbe opportuno sia funzionante, ovvero che si possa aprire e chiudere. D’inverno per non avere spifferi e d’estate per poter aerare l’ambiente.
  • Nei camerini è sempre gradito trovare una bottiglietta d’acqua: so che può costare anche 1 euro, ma a volte accade che i bar del circondario siano chiusi, né si trovino distributore automatici: e la sete incombe lo stesso…
  • Gabinetti con acqua corrente e dotati di carta igienica. La chiave è spesso considerata un optional: personalmente amo una certa privacy…
  • Luci di servizio dietro il palcoscenico (camminare al buio dietro le quinte, magari dovendo anche cambiare un costume non è molto agevole e può essere anche pericoloso)

Infine, è sempre gradito iniziare lo spettacolo in orario, al massimo con 5 minuti di ritardo. Non avete idea quanto sia odioso aspettare 15-20 minuti pronti dietri il sipario, sentire il vocio del pubblico, il suo viavai incessante, la miriade di telefonate “devo spegnere che sono a teatro” (ma tanto non spengono quasi mai… sarà oggetto di un altro post)…

Tutto ciò non è pignoleria credetemi, sono aspetti che danno maggior serenità e consentono di lavorare meglio.

Nella foto, eccomi ben accolto nel bel camerino del Teatro Florida, Firenze.

 

Teatro Florida, Firenze  

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