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Gennaro Cannavacciuolo

Gennaro Cannavacciuolo

Attore e cantante italiano, lavora in teatro, cinema, tv e in molte operette. Vincitore di numerosi premi, fra cui il premio ETI 2009.

URL del sito web: https://www.gennarocannavacciuolo.com

Lo Zeppelin-un fascino intramontabile

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Alzi la mano chi non rimane affascinato dinnanzi ad una foto o filmato ritraente il celeberrimo Zeppelin?

Un veicolo unico nella Storia, intrigante per la sua tipologia e l’impatto che ebbe in un inizio Novecento alla rincorsa continua di novità e progressi tecnologici.

Forse non tutti sanno che la nascita dello Zeppelin fu molto difficile e resa possibile grazie alla tenacità del famoso Graf Von Zeppelin (conte Zeppelin) che ne diede i natali, finanziandone di tasca propria la realizzazione, la quale iniziò nel 1885 con il deposito del primo brevetto. Il conte Von Zeppelin produce il primo dirigibile nel 1899 in un hangar sul bordo del lago di Costanza, a Friedrichshafen: un punto strategico per facilitarne il decollo, fronte vento.

Purtroppo, il primo velivolo, lungo 128 metri, vola solo 18 minuti ed accusa problemi tecnici.

Occorrono 8 anni al conte per trovare altre risorse finanziare ed effettuare innovazioni tecnologiche: nel 1908 il Zeppelin LZ3 vola più di 45 volte, per un totale di oltre 4.000 km. L’aeronautica tedesca si interessa allora al progetto soprattutto a fini militari e arrivati nel 1914, sono già 21 gli Zeppelin prodotti, sia per fini militari che di trasporto, superando 200.000 km totali di navigazione con il trasporto di 40.000 passeggeri.

Ma ecco che scoppia la prima guerra mondiale e gli Zeppelin sono prodotti ed utilizzati come bombardieri nonché esploratori dei movimenti delle navi nemiche. Anche se i caccia si rivelano ben più potenti, rapidi e facilmente manovrabili rispetto ai grossi Zeppelin, questi tuttavia riescono a fuggire al tiro nemico innalzandosi oltre 7500 metri e per lunghe trasvolate, rendendoli quindi strumento interessante per spostamenti di uomini e bombe su lunghi raggi e per bombardamenti.

E’ la firma del Trattato di Versailles ad impedire l’uso militare degli Zeppelin la cui produzione continua dopo la prima guerra mondiale con lo scopo di trasporto passeggeri, anche grazie ad una commessa importante dagli Stati Uniti. E’ così che il 12 ottobre 1924, il primo Zeppelin parte alla volta degli Stati Uniti dove atterra dopo 81 ore e 8050km, in un viaggio senza alcun intoppo. Una folla indescrivibile è presente all’atterraggio. Si entra così nel periodo d’oro dell’epopea dei dirigibili diventati veicoli di trasporto passeggeri ambito dai più abbienti. Nel 1929 addirittura, lo Zeppelin LZ 127 fa il giro completo del globo: Lakehusrt, Friedrichshafen, Tokyo, Los Angeles e ritorno a Lakehurst: 21 giorni di viaggio, 49.600 km!

Mezzo di trasporto di lusso, le rotte diventarono standard: tra l’Europa e l’America del Nord ed il Brasile (4 giorni di viaggio) ed in Europa stessa. I prezzi di allora per un viaggio intercontinentale corrispondevano a circa 40.000 euro di oggi…

Gli Zeppelin erano dotati di comode cabine, letto e doccia, di una sala da pranzo con le miglior prelibatezze (vedi foto menù) in vasellame di porcellana, sala lettura, vetrate panoramiche.

Sono stupende le locandine pubblicitarie dell’epoca: Berlino-Friedrichsafen 7 ore, 400 marchi, con cabina privata, partenza ogni giorno ore 10h.

Erano poi anche molto ambite le cene d’affari (“reception dinner”) organizzate a bordo sopra i cieli di New York ad esempio (vedi foto sotto), riservate ad un pubblico selezionatissimo, altamente pagante, dove l’alta borghesia concludeva affari.

Insomma, un mezzo di trasporto comodo, dove l’alta società godeva di vari comforts in un quadro di stile ahimè oggi scomparso, quello tipico della Belle Epoque.

Purtroppo, come molti di voi sapranno, l’epopea dello Zeppelin terminò dopo l’incendio del 6 maggio 1937, quanto, in pochi instanti, lo Zeppelin LZ 129 Hindenburg prese fuoco. Un incendio sulle cui cause ci furono molte speculazioni, anche se una delle teorie più accreditate riguarda l’infiammabilità della vernice esterne, e dove perirono 36 persone.

Per chi ne avesse l’occasione consiglio di visitare i due musei dedicati allo Zeppelin: quello più importante ed “ufficiale”, ubicato proprio a Friedrichhafen e quello di Meersburg, creato da un privato appassionato di Zeppelin, il quale passò decenni a raccogliere informazioni, testimonianze e oggettistica varia.

In ambedue i casi, potrete godervi un bellissimo viaggio nel tempo di un’epoca un po’ magica, quella della grande Speranza e Fiducia verso la vita e gli uomini, la scienza ed il futuro, che animava milioni di persone, desiderose di migliorare la propria esistenza sognando con lo sguardo svolto al cielo.

 

Museo di Friedrichshafen

Museo di Meersburg

 

 

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Operazione Budapest-un docu-thriller avvincente

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Budapest, 5 novembre 1983: 7 capolavori spariscono dal museo delle Belle Arti. Un furto d’arte compiuto 35 anni fa, che fece grande scalpore mediatico e mobilitò forze di polizie, investigatori, servizi segreti e deviati di varie nazioni. Mentre gli autori furono arrestati e condannati con una rapidità senza precedenti, i mandanti rimangono tuttora ignoti ed ancora oggi c’è chi ha paura di parlare…

Sono tanti i pezzi di questo grande ed intricato puzzle, che faticano ad incastrarsi, come intrappolati in una rete complessa di enormi interessi dove emergono figure legate alla criminalità, all’intelligence, alla politica….

Un fatto di cronaca vera, che sembra tuttavia sfidare le trame mozzafiato dei più grandi romanzi gialli.

Operazione Budapest è un magnifico docu-thriller che ho avuto il piacere di vedere la scorsa settimana in anteprima nazionale, al cinema Aquila di Roma. Prodotto da GiKa Productions, diretto da Gilberto Martinelli e montato da Anna Nagy - la quale ha collaborato alle ricerche storiche nonché alla sceneggiatura-, l’opera è degna di essere vista, commentata e promossa.

Aldilà dell’interesse storico in sé, l’approccio e ritmo narrativo scelti dal regista colpiscono nel segno. 50 minuti che scorrono veloci, dove gli elementi si sovrappongono gli uni su gli altri, presi da varie angolazioni così che lo spettatore crede di avvicinarsi sempre più alla soluzione: ma non appena arriva il finale, ti accorgi che il disegno rimane indecifrabile o, meglio, decifrabile in modo plurimo, sicché la soluzione univoca viene a mancare… Hai tutti i pezzi del puzzle, ma il disegno svanisce.

Il montaggio poi è eccellente e conferisce il giusto rilievo ad ogni sequenza, alternando con grande sensibilità i vari toni e tipologie del discorso, restituendo alla narrazione leggerezza, alternanza di sensazioni e nel contempo voglia di arrivare in fondo al discorso, in armonia con la bella colonna sonora di Andrea Ridolfi.

Insomma, un ottimo prodotto, curato nei minimi particolari, frutto di un’intensa ricerca storica, che ha positivamente colpito tutta l’audience della prima e che spero possa essere distribuito come merita, mentre ritengo possa fungere anche da ottimo spunto per la stesura di un vero proprio film già scritto dagli autori.

 

Sito GiKa Productions 

Chi è Gilberto Martinelli 

Chi è Anna Nagy 

Chi è Andrea Ridolfi 

Cinema l’Aquila

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