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Ospedale di Sion: esperienza di un italiano in vacanza

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Durante queste feste ho dovuto purtroppo chiamare in urgenza il servizio telefonico di guardia dell’ospedale di Sion (Vallese - Svizzera) per un problema di mio figlio, per fortuna non grave e risolto in 48 ore. Il servizio telefonico, nella persona dell’infermiera Aude, mi ha risposto dopo 3 squilli, alle ore 19h30, poi nuovamente alle ore 21h30, dandomi molteplici consigli. Non solo. L’indomani, alle 13h00, mi ha chiamato il primario in persona, il dott. Russo, per accertarsi se la situazione fosse risolta o meno: una cosa incredibile per noi italiani…. Siccome non lo era del tutto, mi ha invitato a venire in ospedale per un consulto più approfondito.

Ora, quando ho raccontato l’accaduto ad alcuni amici valligiani, tutti sembravano stupiti del fatto che avessi ottenuto risposta alle mie telefonate. Infatti, la stampa locale, da giorni, sta pubblicando articoli critici dello stesso servizio, accusandone l’interruzione.

Data la mia esperienza assolutamente opposta, ho voluto approfondire la questione parlandone con l’ospedale stesso.

Ebbene, sembra che una campagna mediatica sia in atto, gettando ombra sull’operato del personale. Il servizio, gratuito e volontario, attivo dal 2004, non è assolutamente stato interrotto! Esso è stato solamente limitato dalle ore 17h alle 23h, orario in cui i medici privati non esercitano a studio, dato che in pochi anni si è passato da 4000 chiamate a 15.000. Dopo le 23h invece, per le urgenze, occorre chiamare il 144 (il nostro 118). Giustamente, questa limitazione a 6 ore giornaliere da parte del personale, non deriva minimamente da una cattiva volontà, ma da una reale impossibilità di gestire tale ammontare di telefonate in aggiunta al proprio lavoro corrente, considerando anche il fatto che la durata media di ogni singola chiamata eccede spesso 10 minuti. Giustamente il personale, con cui ho parlato, chiede semplicemente di poter integrare l’organico di 1-2 unità, null’altro. Non si tratta quindi né di menefreghismo o di insensibilità, né di svogliatezza od altro. E posso affermare che per le 3 ore che sono rimasto in ospedale, ho potuto in effetti personalmente constatare una quantità impressionante di telefonate esterne in arrivo a cui le infermiere rispondevano, sempre con grande disponibilità, in aggiunta al lavoro interno da svolgere.

Pertanto, gradirei lanciare un fiore al servizio in questione ed all’ospedale in generale.

Per concludere e dovere di cronaca, aggiungo che in ospedale ho trovato un servizio eccellente e tempestivo, un ambiente molto accogliente, soprattutto per i bambini, tutto il personale sorridente, affettuoso ed estremamente professionale, nonostante l’evidente mole di lavoro che non lascia tregua. Mio figlio è stato visitato inizialmente da 2 infermiere, quindi dalla pediatra di turno, dall’otorino ed infine dal primario, ha passato due esami specialistici, il tutto nell’arco di tre ore, con un’attesa iniziale di 10 minuti ed un livello di confort assistenziale da 5 stelle!

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Blog–italiani all’estero

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Mi capita spesso di andare all’estero, sia per piacere che per lavoro e sono molteplici le occasioni di incontrare degli italiani.

Sono molti i loro racconti e testimonianze, spesso accalorate, mentre le due posizioni che emergono sono antitetiche: o la nostalgia, oppure l’antipatriottismo.

Ma, per essere più preciso, il percorso dell’immigrato di lunga data è più o meno costante: all’inizio dell’espatrio predomina il rifiuto dell’Italia e di tutti i suoi atavici problemi (mancanza di lavoro e/o di corretta retribuzione, di meritocrazia, di garanzie, di giustizia, ecc ecc), un momento dove la nuova meta viene glorificata. A questo periodo iniziale (dopo 2-3 anni solitamente), segue un amarcord di durata maggiore (4-5 anni): si sente la mancanza degli affetti più antichi, risorge la voglia di vecchie certezze ed abitudini, il desiderio di familiarità dei luoghi natii, manca la spontaneità comunicativa tipica dei popoli mediterranei. Dopodiché, si arriva ad un equilibrio “ragionevole”, solitamente dopo un matrimonio ed ancor di più in presenza di figli che iniziano ad inserirsi nel tessuto sociale del paese ospitante: si torna in Italia 2-3 volte all’anno, si sorride dinanzi ai suoi mali endemici invariati rispetto a 10-20 anni fa, prima di rituffarsi nello stile di vita più “civilizzato”.

In ogni caso, quella punta di nostalgia e fors’anche di rabbia, permane sempre, magari lieve, ma permane.

Io vorrei complimentarmi con chi ha avuto e ha il coraggio, la forza di mollare tutto, affetti, abitudini, e di andarsene, non sempre in condizioni inizialmente facili. Certo, il viaggio dell’emigrato italiano di oggi non è certo paragonabile a quanto accadeva 50-60 anni fa o più. Esistono ormai reti di sostegno, associazioni, club culturali italiani in tutti paesi esteri che agevolano la permanenza all’estero.

Volevo quindi spezzare una lancia a favore delle tante donne, degli uomini, delle associazioni di italiani all’estero che dedicano, per lo più volontariamente, del loro tempo per promuovere, sostenere ed incentivare la cultura italiana all’estero, organizzando molteplici eventi, di natura culturale, ma non solo, favorendo le occasioni di aggregazione e promuovendo il Made in Italy.

Per molti motivi, conosco bene la realtà svizzera (ma non solo), dove associazioni come la Saig, il Comites, Quelli degli Aperitivo Italiano, Arriveder le stelle, Recitar Cantando sono molto attivi e sostengono anche i miei spettacoli, ciò di cui sono loro molto grato, e spesso propongono eventi di rilievo.

Ed a questo proposito, oggi ho piacere a parlarvi di un evento molto bello, che si terrà a Ginevra ed intitolato “Dal libro al film”, organizzato da “L’Italie, langue, culture et société”, nella persona della dott.ssa Federica Rossi: un incontro con lo scrittore Carlo D’Amicis, seguito dalla proiezione del relativo film “La guerra dei cafoni”, del regista Lorenzo Conte, il 18 e 30 gennaio, al Cinema di Grutli, Ginevra.

Invito tutti i miei amici, parenti e lettori di Ginevra e dintorni di aderire a tale iniziativa.

 

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Blog–un’ottima scuola

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La scuola è un luogo fondamentale per un bambino: soprattutto, direi, quella dell’infanzia, della primaria e delle medie. Un luogo dove non solo ci si accultura, ma si impara anche a relazionarsi socialmente, a condividere, ad accettare/capire la diversità: un luogo dove, possibilmente, si impara ad amare la vita. Posto che l’educazione si fa anche in famiglia, ritengo che un buon 50% di quello che sarà un adulto, dipenda dalla scuola che egli avrà frequentato da piccolo.

Vorrei così spezzare una lancia a favore dell’ottima Scuola Svizzera di Roma (SSR), frequentata da mio figlio. A prescindere dalla qualità dell’ambiente interno ed esterno quali pulizia, ordine, amenità di varia natura (fiori, giochi, campo di calcetto, decorazioni varie), della qualità dell’offerta didattica e della dedizione e preparazione degli insegnanti, quello che più mi colpisce è vedere l’autentico piacere che hanno i bambini ad andare a scuola, nonostante sia essa notoriamente esigente. Questo deriva, a mio giudizio, dalla particolare attenzione dedicata all’ascolto dei più giovani ed alla capacità di tenere unità l’intera comunità scolastica, tra alunni di diversi classi, nuovi ed ex alunni, tra genitori ed insegnanti: non a caso, la scuola organizza frequente iniziative extra-scolastiche a cui tutti sono invitati a partecipare e collaborare. In particolare la bellissima “notte dei racconti”, le cene conviviali, i laboratori per bambini, le varie feste ed il mercatino di natale.

Viene così sviluppato e coltivato un sentimento di appartenenza alla comunità, dove ognuno trova spazio ed è chiamato a contribuire dedicando un po’ del suo tempo: una comunità eterogenea, fatta di italiani e svizzeri, ma anche di molte altre nazionalità. Per rafforzare i legami, ogni due anni le classi vengono mescolate, di modo che i bambini si conoscano tutti.

Ed è così che forti di una integrazione reale, attiva e proattiva all’interno della comunità – punto di forza della mentalità elvetica - i più giovani amano la propria scuola che sentono familiare ed affrontano con maggior entusiasmo e curiosità le ore di studio e di lezione, nonostante l’esigenza e la nota disciplina di questo sistema scolastico. Insomma, vedere orde di bambini felici di andare e stare a scuola è bellissimo ed incoraggiante!

Un ottimo esempio a cui ispirarsi….

Sito internet Scuola Svizzera di Roma

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Blog – studiando per la naturalizzazione Svizzera

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Ho deciso. Per motivi affettivi, di frequenti soggiorni familiari, per motivi di lavoro, di stima verso questa nazione e, forse, di progetto futuri, prenderò la cittadinanza svizzera. E, quindi, sotto a studiare che fra poco avrò l’esame. Si, perché lì, niente ius soli e, a meno di non discendere da Svizzeri, la cittadinanza si ottiene o perché si è vissuti in Svizzera per almeno 10 anni o perché si è coniugati con uno(a) Svizzero(a) da almeno 6 anni: e questo, PREVIO un esame di storia, geografia, politica e cultura generale sulla Svizzera! Eccomi quindi immerso nei libri…

E chi pensa che la Svizzera sia solo cioccolata, finanza ed orologi oppure sia razzista, sbaglia, e di grosso! Economia reale diversificata e di punta, integrazione degli stranieri, rispetto delle minoranze e democrazia diretta ne fanno un paese molto civile. Sotto qualche quadretto riassuntivo per chi è incuriosito….

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