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Blog-l’influenza ha anche i suoi vantaggi…

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Prima poi arriva la maledetta. Prima ad uno, poi all’altro ed ecco che tutta la famiglia si ammala, in contemporanea! Febbre, tosse, raffreddore, occhi rossi, notti complicate e giornate lunghe, tutti chiusi in casa.

Impensabile, deleterio, se non criminale far rimanere un bambino incollato davanti al televisore. Allora, per fortuna, la fantasia è d’ausilio: colori, forbici, scotch, montagne di carta, giornalini, colla e pennarelli.

Passa il tempo, scorrono le ore. Si ride assieme, (ri)scoprendo giochi antichi mentre tuo figlio pieno di entusiasmo si diverte ed è felice: è felice di sentire il calore di chi lo ama e di capire quanto il mondo ha da offrirgli. Ora ha capito che B+A = BA e si sente il padrone del mondo!

E così, a fine giornata pensi: “però, che bello essere tutti malati in famiglia… un’opportunità in più per stare tutti assieme”.  wink

 

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Blog–strane coincidenze… La casa di Eduardo

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Strana la vita, a volte ti regala sorprese che portano ad interrogarti…

A metà settembre 1984, cominciava la mia quarta ed ultima stagione nella compagnia di Luca De Filippo con la ripresa di una commedia di Eduardo “Chi è cchiù felice e’ me” con la regia dello stesso Eduardo. Per problemi di salute, il grande Eduardo non potendo uscire di casa, d’accordo con Luca, organizzò le prove dello spettacolo nel salone del suo villino, sito a Roma, nel Quartiere Trieste. Un posto bellissimo, che io raggiungevo, partendo un’ora e mezza prima da casa mia che si trovava allora in zona Tuscolana.

Potete immaginare la felicità di questo ragazzo pieno di entusiasmo, che provava lo spettacolo nel salone di casa del Maestro, seduto sul sofà e distante circa due metri.

Furono delle prove molto delicate e faticose dato lo stato avanzato della malattia, ma ciononostante eravamo felici di averlo così accanto, nel suo spazio intimo.

Mi affezionai molto a quella casa, ai suoi odori, alle luci calde di quel salone, alla presenza del Maestro. Mi affezionai talmente tanto che sempre ho serbato con me il ricordo di quei giorni. Ora, il caso ha voluto che trentacinque anni dopo andassi ad abitare a cento metri da quel villino, davanti al quale passo praticamente tutti i giorni quando sono a Roma. E’ incredibile come, per incanto, ad ogni mio passaggio davanti al portoncino, risenta ancora, sempre nitide, le emozioni, e risento la sua flebile voce che mi indica dolcemente e pazientemente, ora una battuta, ora una intonazione…

C’è un significato a tutto ciò? Non lo so. Comunque amo pensare che, forse, non si tratta, solamente, di una mera coincidenza…

 

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